I nostri autori:

Andrea Vesco

Sarah Vesco

Alessio Giuliano

Antonio Massara

da Charleroi alla Spagnola

da Charleroi alla Spagnola

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Solo raramente gli capitava di imboccare la litoranea allo svincolo dell’aeroporto. Era la strada dei turisti, quella che a molti richiamava le scene dei grandi film western con le case texane allineate lungo la strada e il nulla al di là.
L’impressione era quella.
Una terra bassa che confinava col mare solo per una striscia sottilissima, infuocata di caldo.

Invece quella volta, chissà perchè, prese la prima uscita alla rotonda, invece che la seconda, la solita, e cominciò ad addentrarsi tra oliveti e vigneti sula SP21.  Roba seria, antica, tracciata forse nel 1862 o 63, Garibaldi insomma.

Iniziò a correre su quella strada stretta, senza guardrail. Che correva a fare? Tra il tempo sulla sua auto e quello che passava a dieci centimetri a destra della sua auto c’era la differenza di due universi. Era partito da Londra, aeroporto di Stansted e aveva fatto scalo a Bruxelles Charleroi. Come dire che era partito da Saturno, con scalo su Marte, nel gruppo dei pianeti solari, per sbarcare su un’asteroide sconosciuto della Fascia di Kuiper, Marsala, in cui esisteva una relazione spazio temporale del tutto estranea. Forse correva proprio per questo, per ristabilire, inconsapevolmente, una coerenza spazio temporale tra qui e là.

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Andrea sapeva che alla sua destra c’era lo Stagnone e le saline, ma non poteva vederle. Tutto quello che vedeva erano case, alberi e vigneti, e poi case, alberi e vigneti, la strada dritta e lui correva. Entrò in quella che Google chiama Contrada Spagnola, ed era vero, e sembrava di essere in Messico. E alla fine eccolo là, lo svincolo che porta alle ultime saline a sud dello Stagnone, a ridosso della città.
Girò leggermente a destra ed eccole. Ma lui correva, doveva stare attento alla strada.

Correva perchè quel giorno avrebbero discusso della nuova grafica del Bianco Maggiore, un’etichetta. Ma non era solo un’etichetta, era anche un vino. Di grillo, e i suoi vigneti gli scorrevano accanto a 120 km all’ora. E il Bianco Maggiore è un airone. Un uccello grande ed elegante, orgogliosamente bianco, un vero principe dell’aria.

Girò ancora a destra, poi a sinistra, ed eccolo, proprio lui, il Bianco Maggiore, venirgli incontro a cento all'ora. Ma lui era fermo su un altro universo, nella fascia di Kuiper. Il Bianco Maggiore alzava la zampa al centro di una grande vasca della salina e guardava giù, in cerca di crostacei. Bianco, attento, mentre una leggera brezza gli sollevava qualche penna in cima alla testa fissata dal nero dell’occhio.

Piantò i freni.

Scese.

Il Tempo si fermò: ora Andrea era lì.

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dopo la Luce

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Trattoria da Pino

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