I nostri autori:

Andrea Vesco

Sarah Vesco

Alessio Giuliano

Antonio Massara

Oh Oh Oh Beleda!

Oh Oh Oh Beleda!

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Era la vigilia di Natale e tenere i bimbi svegli fino una cert’ora non era sempre facile; la tavola agghindata con una grande tovaglia rossa dai piccoli puntini bianchi, candele, argenteria e il servizio buono, quello della nonna. Un alberello in ceramica dalle piccole foglioline verde tenue completavano la decorazione a festa…

“Papà, mi racconti una favola?”

E il papà, versandosi un buon bicchiere di vino, iniziò a raccontare.

Da poco si era trasferito su Monte Bonifato dopo un trasloco durato mesi e mesi perché quel simpatico anziano signore aveva portato con sé non solo la sua casa ma anche tutta la sua Azienda. Lo si vedeva in giro al mattino presto, passeggiare per le vie di Alcamo con quella sua buffa bicicletta, trasportando il grande pancione regolarmente vestito di rosso.

Si fermava in piazza, leggeva il giornale seduto su una panchina marmorea, prendeva un dolcino, scambiava sorrisi e pedalava.

Pedalava così tanto che a volte sembrava facesse davvero il giro del mondo: dalle colline al mare, dalla sabbia alla neve. Raggiungeva sulle due ruote qualsiasi meta.

Ogni tanto riposava, preferibilmente nei luoghi più solitari, lontano da occhi indiscreti, sulla morbida sabbia, calda dei timidi raggi del sole invernali o in mezzo qualche vigna di cui le colline alcamesi sono ricche. In realtà, tra queste, aveva anche le sue preferenze, amava tra tutte un appezzamento a pochi chilometri da Alcamo, sulla strada che porta a Camporeale. 

Trascorreva le sue giornate come un qualsiasi vecchietto del luogo, chiacchierava, si interessava, aiutava il vicino, coltivava il suo orticello, curava i suoi animali, grandi grossi, cornuti animali. Anche loro facevano parte della sua Azienda, erano nove e ad ognuno aveva assegnato un nome. C’era Cometa, Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato, Cupido, e infine Rodolfo. Per il paese non era ben chiaro di cosa si occupasse però stava davvero simpatico a tutti.

E infondo non poteva essere altrimenti, aveva sempre una buona parola, modi gentili, era educato e molto garbato. Anche il suo aspetto fisico era simpatico: di sicuro una buona forchetta, e questo alla gente siciliana garbava parecchio. Aveva un accento nordico e spesso adoperava uno strano intercalare che sembrava essere: “Oh oH oH Beleda!”

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La sua casa era piccola ma ben allestita, ricca sopratutto di luci e lucine dorate che la sera brillavano al buio. Tutta la notte teneva acceso un grande albero, proprio ai piedi della porta di ingresso. Diceva sempre che i grandi alberi, specie se ben illuminati, riescono ad indicare la via da seguire per le consegne!

Eppure c’era davvero qualcosa di assai curioso in questo grande grosso buffo signore, anche solo per l’enorme mole di lavoro che il postino Alberto, dal giorno del suo arrivo, dovette sostenere: le lettere da consegnare presso l’abitazione dell’arzillo vecchietto sembrava non finissero mai!

Ormai non erano più le sole orecchie di Benedetto ad ascoltare il racconto di papà. L’intera famiglia sembrava essersi incuriosita per la storia raccontata durante la cena della vigilia di Natale. La mamma sorrideva al racconto e versava ai commensali presenti un nuovo bicchiere di vino...

E il racconto continuava…

Capitò che in un qualunque giorno di inverno, a causa del forte vento del nord, il vecchio canuto barbuto, perse la voce. Non riusciva a trovarla proprio da nessuna parte! Si stava avvicinando il “giorno X” e non riuscire ad emettere suono,  era davvero una grande tragedia: nessuno a lavoro lo avrebbe riconosciuto.

Si ricordò allora di una magica medicina, una pozione speciale fatta alla maniera degli antichi, ottenuta attraverso lavoro e sacrificio, figlio di una terra generosa e sana. Per farla occorreva selezionare le uve migliori, aspettare con molta pazienza che lieviti e tempi facessero il loro corso. Aveva imbottigliato poi con cura, e disegnato lui stesso persino la scintillante etichetta.   

L'etichetta che sembrava riprodurre solo un semplice disegno geometrico era in realtà un disegno con un preciso schema logico, una mappa segreta che avrebbe condotto il più bravo esploratore proprio in quell’appezzamento alcamese tanto amato dal nostro vecchietto. 

Era lì, in un tempo che fu, che lui stesso aveva piantato quelle vigne magiche, le uniche in grado di produrre la dolce pozione. Una mappa che conteneva anche la firma, Beleda…Oh oh oh Beleda! 

...E se credete che questa sia solo una storia è solo perché non avete provato a cercare…

Buon Natale a tutti !

 

Pane e Vino, invenzioni semplicemente geniali

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Buongiorno Fornitore: Auroflex

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