I nostri autori:

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Antonio Massara

il pane di sicilia: part one

il pane di sicilia: part one

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Nella storia dell’alimentazione il pane è sicuramente uno dei cibi più ricchi di significati, di funzioni e di valenze eppure non vi è niente di più “comune” del pane.

Il pane è alla base della cucina contadina, anzi ne costituiva molto spesso l’unico elemento, per cui, pur nel suo aspetto più pratico e concreto, conserva in un certo senso un significato simbolico legato al semplice fatto che da esso dipendeva il pur minimo sostentamento.

Uno dei pani tradizionali siciliani più diffusi era ed è  ancora oggi il pane casereccio, realizzato con semola di grano duro e caratterizzato da un’alveolatura fitta e minuta. La sua preparazione richiede una lavorazione specifica, caratterizzata da un impasto a bassa percentuale di acqua rispetto alle preparazioni standard. Questo tipo di pane ha elevata conservabilità, determinata proprio dal basso tenore di acqua presente, che lo rende meno attaccabile dalle muffe.

Acciurari” la farina cioè sottoporla a più setacciature era l’operazione che avviava il processo della panificazione e segnava una svolta nel ciclo del grano, in quanto trasferiva il lavoro all’interno delle pareti domestiche e trasformava la donna nella principale protagonista della produzione. Se la farina è la materia prima del pane il lievito rimane un elemento molto importante per una buona panificazione. In quella tradizionale il lievito era chiamato “criscenti” ed era in pratica un pezzo di pasta cruda che inacidendo acquistava la proprietà di attivare la fermentazione di tutto l’impasto. 

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Le denominazioni dei pani quotidiani variano da luogo a luogo ma sostanzialmente rimane statica la loro tipologia.

L’antropologo Giuseppe Pitrè ha studiato ed elencato i pani giornalieri e ha mostrato come la maggior parte dei loro nomi sia legata alla loro forma.

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Il pane in Sicilia lo ritroviamo anche (quasi) sempre protagonista di altari e banchetti, di doni e di voti. Questo pane, però, è diverso da quello quotidiano per la forma che deve riassumere in sé i significati simbolici e rituali di una determinata festa. 

Tra tutte ricordiamo quella di San Giuseppe, che, patrono di moltissimi paesi dell’isola, viene festeggiato addirittura più volte l’anno. 

Tutte le feste che si celebrano in onore di San Giuseppe hanno come caratteristica comune la preparazione del banchetto collettivo che, come nelle feste di origine agricola, assume un valore propiziatorio. Il banchetto per la festa di San Giuseppe viene denominato in vari modi a seconda del paese: cena, cummitu, artaru, tavulata, ma in ogni banchetto sono i pani votivi i protagonisti per eccellenza.

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La festa di San Giuseppe è in effetti un vero trionfo di pani: ve ne sono alcuni che raffigurano i ferri del mestiere del santo come la tenaglia, il martello, la sega o la scala.

 

Ai piedi degli altari vi sono di solito delle tavolate colme di pietanze di vario tipo e i pani votivi prima di essere consumati vengono benedetti e distribuiti da chi ha fatto il voto a parenti e amici. La festa di San Giuseppe dunque non è solo la festa del pane, del raccolto e del risveglio della natura, è  la festa della famiglia, in cui attraverso la preparazione del pranzo votivo i fedeli ritualizzano un momento quotidiano fondamentale della tradizione e della cultura contadina.

Il pane in Sicilia è tutto: cultura, storia, tradizioni, fatica, ma anche unico e inimitabile sapore.

...Continua...

 

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