I nostri autori:

Andrea Vesco

Sarah Vesco

Alessio Giuliano

Antonio Massara

Grano e Uva: un legame profondo.

Grano e Uva: un legame profondo.

L'amore non è solo l'ingrediente più importante:

è l'unico che conta davvero.  cit.

Per i popoli del Mediterraneo pane, vino e olio sono l’essenza della tavola quotidiana. La Sicilia, per la sua posizione centrale, ha svolto per millenni la funzione di ponte naturale fra nord e sud, oriente e occidente partecipando intensamente a una koinè culturale che affonda le sue radici nella preistoria mesopotamica. Nella mezzaluna fertile, infatti, iniziò quella “rivoluzione silenziosa” che portò alla coltivazione dei cereali e quindi alla sedentarizzazione. I greci rafforzarono il concetto: barbari erano coloro che non conoscevano né il pane né il vino. Cicerone dava per scontato che l’intera Sicilia appartenesse alla dea Demetra, dea del grano e della terra. Per questo la Sicilia era piena di templi dedicati alla dea del grano la cui leggenda vuole che Persefone, figlia di Demetra, venisse rapita da Ade e portata negli inferi per quattro mesi l’anno e poi liberata. In questi quattro mesi di assenza la vita sulla terra sembrava fermarsi:

E' l’inverno.

Anche la vite è soggetta a un ciclo di apparente morte invernale e di miracolosa rinascita primaverile. Vino e grano si prestano pertanto ad ad entrare nel novero dei cibi sacri.

E questa è solo la prima analogia di una lunga serie che vede in pane e vino un forte legame. 

Pensiamo, ad esempio, alla ricca varietà di grani autoctoni siciliani, che per numero battono di gran lunga il numero di vitigni autoctoni dell’isola. O ancora, alla riscoperta negli ultimi anni delle cultivar più antiche: il russello, il perciasacchi, lo scorzonera o il tumminia per i grani, così come il grillo, lo zibibbo o il nero diavola per le uve. Entrambi i prodotti sono il risultato di una fermentazione e per entrambi i lieviti svolgono una funzione fondamentale.

L’impasto così come il mosto è apparentemente lo stesso in tutta Italia: acqua, farina, sale, lievito. Polpa, buccia, vinaccioli dell’uva uva fresca pigiata con o senza raspi. Ma in realtà a fare la differenza tra una regione e l'altra, tra un paese e l'altro, tra una famiglia e l'altra è proprio la mano, l’uomo. Il gesto di amalgamare l'impasto, schiacciarlo, accarezzarlo, pizzicarlo, vezzeggiarlo, farlo crescere come una creatura è la cifra invisibile che rende certi cibi unici e irriproducibili così come certi vini pezzi unici e inimitabili.

Ecco perché anche in un semplice pane o in una sola bottiglia di vino resta impressa l'impronta della persona che lo ha fatto. 

Aldo Viola

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Un nuovo progetto per Rallo

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