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il Mulino di Sant'Antonino

il Mulino di Sant'Antonino

Ogni buon panificatore si dovrebbe mettere in cerca i farine di qualità e biodiverse, possibilmente a filiera corta, prodotte con cereali antichi coltivati secondo l’agricoltura biologica e macinati a pietra, con tecniche artigianali che ne preservino le proprietà nutritive. Per ottenere un buon pane con la pasta madre, infatti, lavorare con una farina macinata a pietra è un “dettaglio” particolarmente importante: a seconda delle strutture nelle quali si macinano i cereali, infatti, si possono ottenere prodotti con caratteristiche molto diverse tra di loro.  Dagli anni 60 i mulini a pietra hanno purtroppo ceduto il passo ai mulini a cilindri.

Un antico Mulino, oggi visitabile grazie alla manifestazione “le vie dei tesori” si trova a Palermo, conservato quasi intatto all’interno dell’ex Convento di Sant’Antonino a pochi passi dalla Stazione Centrale.

Realizzato, a cavallo del XIX-XX secolo dal Regio Esercito Italiano il Mulino operò per oltre mezzo secolo, fornendo la propria produzione dapprima alle caserme della città e, nei periodi bellici, anche alla popolazione civile. E’ uno dei pochi mulini dell’epoca, in Europa, ancora pressoché intatto.

Il convento fu trasformato agli inizi del Novecento dall’Esercito in caserma della sussistenza, dedicata al ciclo di lavorazione completo “dal grano al pane”. 

Nelle sale che un tempo avevano ospitato i frati, venne prodotto per mezzo secolo pane per i militari di tutta la Sicilia. Gli anziani ricordano ancora il drammatico assedio al mulino durante la Seconda guerra mondiale da parte di cittadini affamati, episodio che richiama alla memoria il manzoniano assalto ai forni.

Sono tutt’ora ben visibili gli ambienti con i macchinari dedicati alla fabbricazione del pane, la cui perla è il gigantesco mulino in legno massiccio, o ancora tracce degli antichi magazzini riservati alla conservazione del grano e dei viali che consentivano il trasporto delle materie sui carri trainati da cavalli.

Il restauro che ha permesso alla cittadinanza di riappropriarsi di questi notevoli reperti di archeologia industriale si deve alla recente acquisizione da parte dell'Università di Palermo, nel 2014, che lo ha reso sede di aule e laboratori del Centro Linguistico di Ateneo e della Scuola di Lingua Italiana per Stranieri.

Il carretto siciliano

Il carretto siciliano

La Zisa

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