I nostri autori:

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Antonio Massara

I PUPI SICILIANI

I PUPI SICILIANI

Il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino nasce nel 1975 per volontà dell’ Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, fondata a sua volta dallo stesso Pasqualino, nel 1965, insieme a personaggi illustri siciliani come Ignazio Buttitta  e Renato Guttuso. La storia del Museo è legata a quella del suo fondatore e di cui porta il nome dall’anno della sua scomparsa, il 1995. Pasqualino fu medico chirurgo, insigne antropologo e cultore della storia e delle tradizioni popolari della sua terra natale, la Sicilia. Dedicò la sua attività di ricerca ad una forma teatrale che, nella seconda metà del Novecento, sembrava avviata verso il declino: l’opera dei pupi, il teatro popolare siciliano, che rielaborava il contenuto dei poemi del ciclo carolingio, della storia dei Paladini di Francia e dell’Orlando Furioso. Le marionette sono appunto “i pupi”, dal latino "pupus" che significa bambino.

Il Museo si sviluppa su tre livelli e accoglie al suo interno numerosi spazi espositivi, un bookshop, una biblioteca , una videoteca, una nastroteca e una sala capace di ospitare una cospicua programmazione teatrale. 

Riccamente decorati e cesellati, creati da un busto-struttura in legno, i pupi avevano delle vere e proprie corazze e variavano nei movimenti a seconda della scuola di appartenenza: palermitana o catanese. La differenza più evidente stava nel peso e nelle articolazioni: leggeri e snodabili i primi, con gambe articolate che gli consentono una serie di movimenti, quali ad esempio inginocchiarsi o riporre la spada nel fodero, più mastodontici e pesanti i secondi ma con gli arti fissi, ragion per cui il puparo, chi curava lo spettacolo e le sceneggiature, lavorava in maniera differente a seconda dei pupi con cui aveva a che fare. Nell’opera della Sicilia occidentale il pupo viene manovrato di lato, per cui il puparo occupa un posto parallelo alla scena. Nella parte orientale dell’isola, invece, il pupo è mosso dall’alto, pertanto i manovratori stanno in un punto rialzato rispetto alla scena. 

Ogni pupo rappresentava tipicamente un preciso paladino, caratterizzato e distinguibile per il colore della gonna, per la corazza e per il particolare simbolo sullo scudo. 

I pupari raccontano storie di ribelli, di coloro che si battono contro un potere prepotente e incomprensibile e in qualche modo riescono a vincere, improvvisando e recitando; i paladini protagonisti non combattono per sé, per diventare ricchi e potenti ma in nome della religione, dell’amore, della gloria, della fedeltà. 

I pupi esprimono la volontà di continuare a battersi in quella che è stata definita “la più invisibile delle guerre invisibili” che, con i nostri ideali, sosteniamo dentro di noi più che fuori. Secondo Pirandello “siamo tutti pupi” animati dall’onnipotente Spirito divino.

Attorno a questo mondo fantastico si muovevano artigiani costruttori, sarti, pittori, scultori, una moltitudine di mestieri complementari al teatro. 

Nel Museo Pasqualino di Palermo troviamo i pupi e i diversi materiali raccolti nel corso degli anni dallo stesso Pasqualino. Tra questi, oggetti provenienti da numerosi paesi europei e dell’Estremo Oriente. Un Museo dedicato a una forma teatrale, quale l’opera dei pupi dichiarata dall’Unesco Capolavoro del patrimonio immateriale e orale dell’Umanità nel 2001.

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I Pupi di Zucchero

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La vendemmia 2018

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