I nostri autori:

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La Cuba

La Cuba

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Al civico numero 100 di corso Calatafimi a Palermo è l’ingresso seicentesco de la Cuba. Il nome della costruzione deriva molto probabilmente dal termine arabo “cubat” cioè struttura coperta da volta.

Costruita nel 1180 da Guglielmo II, la Cuba era uno dei sollazzi del sovrano normanno. Le notizie sul committente e sulla data sono esatte grazie alla fascia epigrafica che corona l'edificio. 

Il fatto straordinario di questa epigrafe è la lingua: arabo in caratteri cufici.

Pur riferendosi ad un Re cristiano, fondatore del Duomo di Monreale e vassallo del Pontefice, l'iscrizione in arabo, testimonia la notevole apertura nonché cultura filorientale.

Un grande giardino detto Genoardo (gianat-al-ard) dall’arabo “il paradiso della terra” collegava questo palazzo suburbano agli edifici della Galca, il quartiere direzionale della città normanna.

Piante da frutto e aromatiche, animali di qualsiasi specie, vialetti e piccoli chioschi costituivano gli attributi qualitativi di questo giardino. 

La fama di questo luogo, denominato Cuba già dal XIII secolo, ispirò Boccaccio che vi ambientò una novella del Decamerone: la sesta della quinta giornata. E’ la vicenda d’amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazza bellissima di Ischia rapita per offrirla in dono al allora re di Sicilia Federico II d’Aragona.

Quando Giovanni Boccaccio scrisse il Decamerone, era già cominciato il declino dei parchi reali che erano l'orgoglio della città ormai in mani angioine. Era finita l'epoca di Palermo "felicissima" che secondo Idrisi era allora «la più grande e la più bella metropoli del mondo» con la sua vasta verdeggiante pianura e con i suoi luoghi di delizie. Ma la traccia che aveva lasciato quel periodo di splendore era così luminosa da impressionare Boccaccio ancora diversi secoli dopo.

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Il palazzo, circondato da ogni lato da un bacino artificiale, sembrava ergersi sull’acqua, come si evince anche dai resti di intonaco idraulico nella parte basamentale. Un ponticello doveva facilitare l’accesso all’interno

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La Cuba come doveva essere nel XII secolo

Nel XIII secolo La Cuba fu destinata al comando militare e il suo giardino devastato più volte; nel secolo successivo divenne proprietà di privati finché, tornata proprietà statale, è stata utilizzata come lazzaretto nel corso della peste del 1575.

Fu quindi trasformata in residenza estiva dei gambacorta, e passata nel 700 ai Monroe di Pandolfina, fu affidata col suo giardino per usi militari. nell’800 fece parte del quartiere borbonico di cavalleria e fu trasformata più volte anche negli ambienti interni. 

Danneggiata nei moti del 1820 e del 1848, la Cuba è stata oggetto di progetti di ripristino fin dal 1850. Dal 1860 è proprietà demaniale e negli ultimi anni è passata alla Regione Siciliana.

Tra il 1918 e il 1925 ha subito restauri curati dall’architetto Valenti con l’intento di ripristinare l’aspetto originario dell’edificio, restauro documentato nella mostra  documentaria allocata nell’edificio vicino, oggi come la Cuba aperta al pubblico e visitabile.

La lentezza

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Non conosciamo più il pane

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