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Il carretto siciliano

Il carretto siciliano

Se si chiedesse ad uno straniero di nominare qualcosa che ben rappresenta la storia e la tradizione della cultura siciliana sentiremo rispondere, insieme al cannolo o la coppola, il carretto siciliano. 

Realizzato un tempo per meglio muoversi tra le impervie strade sicule oggi è considerato, con le sue infinite sgargianti decorazioni, una vera e propria opera d'arte. 

La nascita del carretto è strettamente correlata all'evoluzione del sistema viario dell'isola. Lo studioso scrittore palermitano Giuseppe Pitrè descriveva il viaggio del siciliano come un’odissea; narrava che prima di partire si era soliti confessarsi, prendere la comunione e fare testamento. Furono i Borboni per primi ad affrontare la questione e nel 1774 venne dato l’ordine di realizzare le Regie Trazzere.

Per queste trazzere il carretto venne progettato con ruote molto alte in grado di percorrere i percorsi più difficili. 

Il carretto siciliano nasce dunque principalmente come mezzo di lavoro per il trasporto di materiale quale sabbia frumento pietre cibo bevande. In seguito ebbe anche un uso promiscuo di cose persone. Il carretto di conseguenza veniva progettato e realizzato secondo le diverse esigenze e del materiale che doveva caricare.

La presenza di tanti carretti diede vita a nuove botteghe di artigiani: nasceva una nuova categoria di falegname artigiano: il carradore o birrocciaio.

Rientrando nella categoria di falegname, il carradore doveva essere in grado di esprimere una funzionalità non solo manuale ma anche creativa e artistica: si pensi che per la realizzazione di un carretto (struttura, pittura, decorazione) occorrevano circa tre mesi di lavoro e l’impiego di oltre duecento attrezzi.

Un elemento importante non solo per la struttura ma anche per l’aspetto decorativo e rappresentativo è la chiave d’arreri. Si tratta del pannello rettangolare che mantiene le due aste. I colori adoperati, sempre sgargianti, assolvevano a diverse funzioni: protettiva del legno, magico religiosa antropica di allontanamento del male e del negativo, pubblicitaria, di status symbol. Spesso le decorazioni sono così complesse e piene di significato che lo stesso Maupassant, durante un viaggio in Sicilia, riferì di aver visto gli autoctoni del posto spostarsi per mezzo di “rebus in movimento”.

Un carretto Non viaggiava mai privo di merce. Per esempio: se all’andata raggiungeva Alcamo o Partinico portandovi zolfo, grano, formaggio o fieno, al ritorno caricava vino e altri prodotti locali. Durante questi lunghi tragitti, chi conduceva il carretto alleggeriva la pesantezza della monotonia e la solitudine improvvisando stornelli.

Il carretto divenne obsoleto quando si divulgarono i mezzi di trasporto moderni per cui il carrettiere si trasformò in autista e trasferì nel nuovo mezzo il fascino della coloritura e alcuni finimenti.

Ai nostri giorni il carretto fa parte di sfilate folkloristiche nelle feste patronali e si presenta sempre più coreografico.


La vendemmia 2018

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il Mulino di Sant'Antonino

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