I nostri autori:

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La Zisa

La Zisa

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La costruzione della Zisa, dal termine “Al Aziz”, la splendente, venne iniziata durante il regno di Guglielmo I e poi continuata da Guglielmo Intra il 1165 e il 1180.

Dimora estiva legata agli “otia” dei re normanni, venne trasformata nel XV secolo in un centro di attività agricola, accentuandone il carattere di fortificazione ricavando dei merli dalla scritta epigrafica che lo coronava. In un’altra epigrafe posta all’interno era definito “il più bel possesso del più splendido dei reami del mondo”.

Il palazzo, danneggiato durante le lotte tra Angioini e Aragonesi, rimase possesso della monarchia di Sicilia fino al 1440. Passato nel 1440 ad Antonio Beccadelli, quindi al viceré Fernando de Acuna, pervenne alla famiglia Alliata alla quale rimase fino al 1593 quando fu concessa a Nicolo Spatafora. 

Nel Cinquecento versava in stato di abbandono; durante l’epidemia di peste, nella seconda metà del XVII secolo, la Zisa divenne deposito di oggetti in quarantena, perdendo l’uso agricolo dei terreni circostanti.

Nel 1634 fu acquisito dalla famiglia dei Sandoval che l’adattarono a residenza aggiungendo dei balconi, uno stemma all’esterno, un grande scalone monumentale all’interno e modificando le coperture. 

Nel 1806, dopo la morte dell’ultimo Sandoval, La Zisa passò alla famiglia Notarbartolo che ne mantenne il possesso fino al 1995 quando fu acquisita dalla Regione Siciliana.

La Zisa è un unicum in tutto il Mediterraneo. Il palazzo è fortemente caratterizzato dall’aspetto geometrico.

La sala principale al piano terra, ma con sviluppo verticale pari a due piani, è chiamata Sala della Fontana, aperta verso il vestibolo. La decorazione di questa sala è d’ispirazione tipicamente islamica.

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Sotto un arco, il famoso affresco barocco con i famosi “diavoli della Zisa”, una serie di figure mitologiche che secondo la tradizione è impossibile contare per la loro disposizione in senso rotatorio. Le nicchie sono decorate da ricchissimi muqarnas, soluzione decorativa consistente in un sistema di volte ad arcatelle, proprie dell’architettura islamica. Sulla parete occidentale è collocata la fontana vera e propria. L’acqua aveva il duplice scopo di rallegrare gli ospiti con il suo suono melodioso e consentire, con il suo scorrere continuo, il giusto grado di umidità dell’aria, mantenendo un clima gradevole anche nelle giornate più calde.

Sopra la fontana è posta l’aquila d’oro, simbolo del regno di Sicilia, quindi una fascia in mosaico dove in tre medaglioni sono visibili scene di caccia, due arcieri sotto una palma e dei pavoni, tutti elementi altamente simbolici: gli arcieri simbolo della potenza guerriera e della superiorità militare, la palma simbolo di vittoria e immortalità, ed il pavone simbolo della gloria e della regalità.

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Nel piano superiore la Sala Belvedere, aveva al centro un impluvio di marmo per la raccolta delle acque piovane.

Nella Zisa la contraddizione fra l’impenetrabilità dell’esterno e lo spazio fluido e avvolgente dell’interno richiama la netta separazione tra sfera pubblica e privata nel mondo orientale.

Il lento e progressivo degrado culminò nel 1971 con un crollo dell’ala settentrionale. Il restauro terminato nel 1992 ad opera di Giuseppe Caronia, ha riedificato le parti crollate in cemento armato ed ha restituito alla città la Zisa, dove attualmente sono esposti materiali di matrice islamica.

il Mulino di Sant'Antonino

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La lentezza

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