I nostri autori:

Andrea Vesco

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Alessio Giuliano

Antonio Massara

I Pupi di Zucchero

I Pupi di Zucchero

Per la “festa dei morti”, come da consuetudine palermitana, ci si appresta a preparare “u’ cannistru” cioè un ricco cesto composto da dolciumi e frutta secca.

Tradizionalmente il cesto ha forma rotonda, è di una certa ampiezza, ed è di vimini.

Il cannistru sarà poi riempito dai “pupatelli” semplici biscotti farciti di confetti, dai nucatoli, dai “mustazzuola” che rappresentano le ossa dei morti, dai “taralli” ciambelle biscottate rivestiti di glassa zuccherata e, ancora, da tanti altri dolcetti chiamati “misto siciliano” dove abbondano i “te-tu” biscotti bianchi e marroni, i primi con la velatura di zucchero, i secondi con polvere di cacao.

Il tutto viene decorato con la frutta secca, abbellito con carta stagnola in grado di dare luce, e, infine, dall’immancabile frutta di martorana.

Al centro del cesto, in piedi, silenzioso, “u’ pupu ri zuccaru o a’ pupaccena”: un baldanzoso pupo di zucchero che classicamente raffigura il paladino, figura eroica del teatro popolare ma che oggi inizia ad essere prodotto in forme più “attuali” come ballerine, giocatori del Palermo, personaggi dei cartoni animati o dei fumetti, o ancora la forma della zucca di “Halloween”, tanto per stare al passo con i tempi e le altre culture.

Rigide ed impalate, le dolci statuette di zucchero, tutte decorate, attendono il loro momento, quello di essere addentate festosamente da denti infantili.

Esposte comunemente nelle vetrine delle pasticcerie, specie quelle che osservano le feste popolari, si trovano e vengono vendute soprattutto in piazza, nelle bancarelle dei “turrunara”, bancarelle create per l’occasione, a forma di scale, tutte colorate, durante la tradizionale “fiera dei morti”.

La statuina del pupo di zucchero, tradizionalmente palermitana, ha tuttavia un suo riscontro nella vicina città tunisina di Nabeul. Qui, infatti, regalano la statuetta dolce per festeggiare il capodanno islamico e richiamare l’Egira, l’emigrazione del profeta Maometto a Medina, festa unicamente religiosa e familiare. I dolcieri tunisini le preparano nello stesso modo della tradizione palermitana; le due comunità, a loro insaputa, hanno questa affinità, che sicuramente è da riscontrare in un antico fatto commerciale legato all’antica “via dello zucchero” che attraversava il Mediterraneo. 

Nella stessa città sopravvive una comunità ebraica che altrettanto usa confezionare alcuni piccoli “pupi” di zucchero per la festa del “Souòuda”. Questa pratica comune che lega palermitani e tunisini è forse un abitudine tramandata dai nostri marinai che partiti cent’anni fa alla volta di Tunisi, tra il loro armamentario per la pesca portarono con sé l’usanza di fondere lo zucchero per farne “pupi”. 

…Quando un pupo è “da collante” non solo per lo zucchero !

Ruggero II

Ruggero II

I PUPI SICILIANI

I PUPI SICILIANI