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Pane nero di Castelvetrano

Pane nero di Castelvetrano

La cultura di un popolo, di una società, di un territorio, si esprime in vari modi, tra questi è di assoluto rilievo l'aspetto legato all' alimentazione. La Sicilia, caratterizzata da tante dominazioni e crocevia di diverse culture nell'area mediterranea, ha sviluppato nel corso della sua storia un ricco patrimonio agroalimentare.

Tra i prodotti di indiscusso valore economico, storico e culturale, il pane gioca un ruolo di primario interesse.

La nostra regione può vantare una gran quantità e varietà di forme e gusti di pani, un patrimonio ricco e importante. Un prezioso contributo alla loro valorizzazione è rappresentato dall’Atlante che l'Istituto Nazionale di Sociologia Rurale ha dedicato ai pani tipici italiani. Nel volume sono registrati dodici pani tipici siciliani. 

Tra questi anche il pane nero di Castelvetrano.

Viene realizzato mischiando due semole: quella di grano biondo siciliano e quella ricavata da una varietà di grano duro locale raro, la tumminia. La forma è quella di una pagnotta rotonda, che in siciliano si chiama vastedda, la crosta è dura e color caffè (cosparsa di semi di sesamo), la pasta è morbida e di color giallo grano.

Celebre in tutta la Sicilia, il pane di Castelvetrano è diventato negli anni sempre più raro e ha rischiato addirittura di scomparire per la sua particolarità di essere cotto esclusivamente nei forni a legna e di essere prodotto con grani siciliani macinati a pietra. La tumminìa, nomederivante dal greco trimenaios (grano a ciclo trimestrale), anche definito grano marzuolo o marzuddu,  è un grano particolarmente duro e a ciclo breve, seminato a marzo, caratterizzato da cariossidi scure e cristalline.

Ed è proprio grazie alla rarissima timilia che il pane di Castelvetrano diventa nero e straordinariamente dolce e gustoso, con profumi intensi e un particolare aroma di tostato con note di mandorla e malto. Gli altri ingredienti sono acqua, sale e lievito naturale (lu criscenti). Prima della cottura l’impasto deve lievitare a lungo. Ogni fornaio ha un vecchio magazzino ben areato dove far seccare la potatura degli olivi. Le fronde servono per alimentare i forni di pietra. Il fuoco arroventa le pareti e la temperatura, nel punto più alto, raggiunge i 300°C. A fiamme spente si ripulisce accuratamente il forno con una scopa di palma nana (curina) dal manico molto lungo e si inforna il pane, che cuoce lentamente e senza fuoco diretto via via che la temperatura decresce. Quando il forno si è raffreddato, il pane è cotto.

Il prodotto è compatto ed è adatto ad una lunga conservazione.

E dopo l'etichetta il cartone...

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La nuova etichetta Rallo

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