I nostri autori:

Andrea Vesco

Sarah Vesco

Alessio Giuliano

Antonio Massara

Marsa Alì.

Marsa Alì.

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Ci scommetto. Quando arrivarono qui gli arabi, non dovevano credere ai loro occhi.  Il Capo Lilibeo “guarda la Libia”, per questo si chiamava così. In pratica per Alì doveva essere come la porta di un nuovo mondo.

E che mondo! 

C’era tutto. Un gigantesco porto naturale con al centro un gioiellino, l’isola di Mothia. Una città fiorente che aveva secoli di storia, antica sede del Console Romano. Una terra fertile. Persino una tradizione filosofica, con quel Probo Lilibetano, che ospitò Porfirio, l’allievo di Plotino.  Tutti dovevano passare di qua. E infatti tutti ci passavano, e chi si fermava trovava difficile andarsene, dopo attenta meditazione.

Era la fine del terzo secolo dopo Cristo, e Porfirio frequentava a Roma la scuola filosofica del famoso Plotino, che sognava la sua utopia platonica in campania, ma i tempi non erano propizi, come sempre del resto. 

Porfirio fu colto da una grave depressione e la storia vuole che meditasse il suicidio.

Immaginare un filosofo platonico che medita il suicidio nella Roma imperiale è abbastanza difficile, ma forse cercava solo il coraggio di farla finita, nauseato dallo sforzo eroico di dire sempre no a tutti i piaceri che l’epoca doveva offrirgli: la sua regola gl’imponeva persino di non frequentare i bagni pubblici. Figurarsi!

 Il suo maestro ne fu impressionato, chi non lo sarebbe, e gli consigliò di partire da Roma e recarsi a Lilibeo, quel luogo oltre il quale c’è solo il mare. 

Perchè proprio Lilibeo?

Forse perchè conosceva bene la storia del suo allievo. Nato a Tiro, aveva fatto scuola ad Atene, per poi finire a Roma. Sempre verso occidente, lungo tutto il Mare Nostrum. E’ facile che Plotino abbia pensato: “Bene! Forse andare a occidente fino in fondo è il suo destino”. Quindi gli disse:  - Vai a trovare il mio amico Probo a Lilibeo e avrai tempo e modo di meditare - 

E’ facile immaginare il resto. Basta che siate a Segesta e prendiate l’autostrada verso Marsala. Un declivio che si allarga e distende per chilometri verso quella striscia blu che vi aspetta, dove finisce la terra e comincia il mare, nient’altro che mare fino alle Colonne d’Ercole. A destra e a sinistra, vigneti, campi di grano, laghi, frutteti e ogni ben di Dio che possiate immaginare. E proprio alla punta, al Capo Lilibeo (oggi Boeo), dopo aver visto le saline,vere miniere d’oro del passato, sarete arrivati nel luogo in cui tutto finisce e ricomincia. Perchè dove la terra termina inizia l’uomo, e per questo Porfirio sedeva qui, ne sono convinto, tra gli scogli.  Davanti a lui solo mare, dietro di lui la natura e le sue ricchezze. In mezzo c’era l’uomo. 

Un luogo di meditazione, filosofica. 

Certo, direte voi, lui era un filosofo. Per lui era facile meditare seduto sugli scogli. 

E’ vero. Ma anche possiamo essergli vicini. Pensate, per esempio, che il famosissimo vino che viene qui prodotto, con più di duecento anni di storia, non è un vino con cui si possa agevolmente prendere un pasto. 

E’ troppo complesso, denso e potente. 

E’ un vino “da meditazione”. 

Potremmo sbocconcellare un pasticcino al cioccolato, fumare un sigaro, allungare le gambe sotto il tavolo e rilassarci, alzare il calice per prendere le distanze, per qualche minuto, dall’assedio delle preoccupazioni e meditare una vita semplice, come quella di Porfirio. Potremmo immaginarci proprio in riva al Lilibeo, guardare il mare e sorseggiare il nostro Marsala, che ha tutta la potenza vivificante di questo luogo e trovare, anche noi, nuovi motivi per vivere, con vera pienezza. 

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Il testo è di Antonio Massara. Pubblicato sul Magazine Con Rallo per Diletto.

La sentinella del vigneto

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L'Azienda Agricola Rallo e il Liceo Classico Umberto I

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