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Patti Piccolo, Alcamo e il suo paesaggio

Patti Piccolo, Alcamo e il suo paesaggio

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Esiste uno stretto legame tra l’uomo, il suo agire e il  suo paesaggio.

Luogo e uomo, infatti, sono un binomio da cui prende origine un paesaggio e la presenza dell’uomo con il suo agire, è elemento inscindibile e irrinunciabile. Ciò che ci sta attorno ha dei connotati fisici, vegetazionali, ma solo il dialogo tra l’uomo e la natura ha creato un paesaggio e ancor più un luogo di valore.

    Raggiungere Patti Piccolo ad Alcamo, oggi, non è mai stato così facile. Negli ultimi anni avrò fatto la strada almeno un milione di volte, ho fatto tutti gli itinerari possibili, ho fatto la strada vecchia, quella che ti porta dietro il Castello per tagliare poi da piazza della Repubblica e immetterti in via Madonna del Riposo, o quella più lunga da Viale Europa, la stessa che ti indica google maps se provi a raggiungerci.

E’ l’uomo che costruisce i suoi luoghi: questo intenso e metodico equilibrio è sfociato sia in grandi scenari, sia nei particolari di un muretto a secco, di un albero che abbellisce un podere, nell’armonia di un fabbricato rurale, nella sinuosità di una strada di campagna. 

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L’uomo ha subordinato la natura al proprio agire, abbellendone i tratti e creando dei riferimenti senza i quali viene meno la capacità di orientarsi, ciò diventa ancor più tangibile quando accostiamo al paesaggio esteriore anche quello interiore composto di emozioni e di stati d’animo.

    Raggiungere Patti Piccolo ad Alcamo, oggi, non è mai stato così facile. Oggi, se anche la vista si annebbiasse, gli altri sensi mi aiuterebbero di certo a trovare la via. Conosco ogni curva, ogni sbalzo, ogni interruzione, come se in questi ultimi anni, nel percorrere i km, avessi assorbito ogni singolo centimetro di asfalto.

La necessità di evadere dal vivere quotidiano, porta sempre più le persone a cercare ambienti dove la qualità estetica del panorama e dei luoghi siano superiori e appaganti; il paesaggio è il primo stimolo in questa ricerca e i prodotti in esso presenti, come il vino, diventano a loro volta un’intima  parte del territorio non scindibile e non trasferibile. In un periodo storico in cui si vorrebbe che l’origine di un bene non fosse legata a confini, ma bensì “delocalizzata”, confusa e svilita in una generica categoria di prodotti, l’autenticità dei nostri vini deve invece essere vigorosamente difesa. 

Il nemico del paesaggio non è quindi il nuovo (vigneto compreso), ma è l’ignoranza, priva di base storica, che non riesce a coniugare il funzionale con il bello, la tradizione con il progresso, che non sa cogliere i dettagli e mettere in pratica piccole, ma significative azioni di rispetto dell’ambiente. Il paesaggio è un valore, è una ricchezza e la sua evoluzione va ragionata, salvaguardando le specifiche componenti che ne formano una identità inimitabile. Le nostre colline sono conosciute per il vino, ma anche per la loro bellezza, non sottovalutiamo lo stretto rapporto che esiste tra bello  e buono. 

Qualcuno ebbe a dire che il buon vivere poggia sul radicamento e sullo stabilire dei legami significativi e duraturi con il paesaggio e con i luoghi di appartenenza, in quanto senza punti di riferimento l’uomo “perde l’anima”, ovvero perde la capacità di ricondursi alle sue origini e alle sue memorie.

Oggi in campagna ci vado spesso, non temo l’asfalto dissestato, l’assenza di luci stradali o la possibilità di essere sola nel raggio di qualche chilometro. Alle volte mi ritrovo ad apprezzare il fatto che il cellulare non prende, che internet non esiste, che non c’è televisione. 

A Patti Piccolo, ad Alcamo, come dicono in molti si è “fuori dal mondo”. 

Oppure come cerco di comunicare io “si è dentro al nostro mondo”.

Una bella differenza.

Una storia dal nome Il Manto

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La purezza del Bianco

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