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Non conosciamo più il pane

Non conosciamo più il pane

“L’uomo è ciò che mangia” scriveva Feuerbach circa due secoli fa. Una frase di successo infilata a forza nei testi di alimentazione perché l’autore non si occupava di questo argomento ma di filosofia materialista. In realtà la frase a ben pensarci è piuttosto limitativa perché l’uomo non è solo ciò che mangia, sempre che riesca ad accedere al cibo. L’uomo oggi è ciò che consuma. Perché ogni sua azione richiede acqua, cibo, energia, risorse. Tutti bisogni che non è in grado di procurarsi da solo, se non acquistandoli da qualche parte. Molti di voi non si ritroveranno in questa definizione un pò’ degradante di esseri umani. A pensarci bene però il timone è ancora nelle nostre mani. Tutto è in relazione a come e a cosa decidiamo di consumare. Abbiamo infatti il potere d’acquisto. A cominciare proprio dall’acquisto di cibo. Un gesto con il quale inneschiamo reazioni di cui spesso siamo poco consapevoli. Che cosa stiamo comprando? Sappiamo cosa c’è nel nostro pane quotidiano? Chi lo ha fatto? Con quali ingredienti? Da quali coltivazioni? La risposta è no. La verità è che non conosciamo il nostro pane. Ce lo possono vendere come toscano, pugliese, siciliano, ma non sappiamo chi lo ha fatto, con quali farine, con che tipo di grano e coltivato da chi. La stessa cosa si può dire di altri prodotti. L’etichetta ci dice dove il prodotto è stato confezionato, quali sono (più o meno) gli ingredienti ma non riuscirà mai a dare un volto a chi lo ha fatto. Non ci parla delle sue scelte, di come ha trattato la terra. Da migliaia di anni il pane è l’alimento base della popolazione, oggi corre il rischio di diventare un prodotto anonimo.

La Cuba

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Il vigneto di Patti Piccolo

Il vigneto di Patti Piccolo